La politica di tagli e razionalizzazione della spesa sanitaria pubblica ha causato, negli ultimi anni, una riduzione dei servizi erogati, oppure ne ha aumentato il costo. In Italia l’incidenza della spesa sanitaria pubblica rispetto al PIL è del 6,8%, ed è inferiore rispetto a quella della Francia (8,6%) e della Germania (9,4%).
Il fatto che le prestazioni del servizio pubblico si siano ridotte lo dimostra, ancor meglio, l’aumento della spesa sanitaria privata, che è arrivata a toccare i 35 miliardi di euro; questa è la cifra che gli italiani sborsano per integrare o sostituire le prestazioni sanitarie erogate dal servizio pubblico.
Purtroppo il ricorso alla sanità privata non è appannaggio di tutti: secondo i risultati di una recente ricerca realizzata dal Censis, nel 2016 sarebbero quasi 2 milioni gli italiani che hanno superato la soglia della povertà, mentre circa 12 milioni hanno rinunciato a curarsi per ragioni economiche.
A fronte di questi dati il sistema appare in una situazione di crisi, e in parte lo è; la crisi è tanto più manifesta là dove sono più evidenti le diseguaglianze territoriali, che costringono i cittadini residenti nelle aree peggio servite dal servizio pubblico ai maggiori sacrifici, sia in termini economici, sia di rinuncia alle giuste prestazioni.
La strada per uscire da questa situazione sembra essere, perciò, quella che è già stata tracciata per il sistema previdenziale: occorre costruire un modello di sanità a più pilastri, dove a quello fondamentale costituito dalla sanità pubblica si affianchino altri pilastri costituiti sia dal ricorso all’assistenza privata integrativa di carattere assicurativo o mutualistico, sia dall’attivazione di forme di assistenza integrativa collettive, promosse da aziende private, enti e associazioni.
E’ un percorso in parte già tracciato, ma che diventerà via via ineludibile, pensando al fatto che la popolazione italiana invecchia, che circa i due terzi della popolazione oltre i 75 anni ha bisogno di assistenza e che la spesa per l’assistenza di una persona anziana costa il 50% in più di quello che costa l’assistenza per una persona più giovane.
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