Il Welfare State italiano si trova soggetto a due forti pressioni che condizionano l’efficacia delle sue azioni. Da un lato, i vincoli di bilancio introdotti per ridimensionare la spesa pubblica sono andati inevitabilmente ad incidere sugli interventi a carattere sociale, determinando un calo della quantità e della qualità delle prestazioni di welfare. Dall’altro, la rapida trasformazione della struttura dei bisogni ha fatto emergere le crescenti difficoltà dell’attore pubblico nel dare risposta ai cosiddetti “nuovi rischi” (precarietà lavorativa, aumento dei bisogni di cura per anziani e non autosufficienza, conciliazione vita-lavoro) e alle nuove forme di povertà emergenti, come quella educativa ed alimentare.
Partendo da questa la premessa, il Rapporto sul Welfare in Italia del Centro Einaudi arriva a interessanti osservazioni su tre principali sentieri di sviluppo, che possono diventare la chiave di sviluppo di un nuovo welfare che prova a occupare le aree liberate da quello pubblico.
Appaiati in testa, come nel resto del mondo economicamente sviluppato, troviamo il welfare negoziale e il settore non profit. Agiscono in modi e con strumenti diversi, ma complementari e largamente apprezzati.
Il primo - nelle sue varie forme: aziendale, interaziendale, territoriale - coinvolge ormai il 21,7% delle imprese italiane (il 31,3% se si considera anche la contrattazione individuale).
Il Terzo Settore, per molti aspetti “cuore” del secondo welfare, ha dato anch’esso segni di grande vitalità. Al termine del 2011 le organizzazioni non profit attive in Italia risultavano essere più di 300.000, il 28% in più rispetto al 2001, con una crescita del personale dipendente pari al 39,4%. Compresi i volontari, il settore coinvolge oltre 5,7 milioni di persone. Il totale delle entrate di bilancio delle istituzioni no profit è pari a 64 miliardi di euro (2014).
Vi è stato poi un notevole consolidamento del secondo welfare nella sanità. Risultano operative – la formula è d’obbligo, in assenza di un registro pubblico - ormai più di 100 società di mutuo soccorso che si occupano di prestazioni socio-sanitarie e sono circa un milione gli italiani che hanno oggi una copertura integrativa grazie all’iscrizione a una società di mutuo soccorso.
Spostandoci sul settore propriamente assicurativo, caratterizzato dal completo trasferimento del rischio e dalla vigilanza pubblica sull’attività delle compagnie e la loro solvibilità, sono circa un milione e mezzo le famiglie direttamente coperte da una polizza malattia, a cui vanno aggiunti circa 3 milioni di soggetti aderenti a fondi integrativi convenzionati con una impresa assicuratrice.

Profilo innovativo, ma ancora di poco peso, è rappresentato dalla crescita delle piattaforme di crowdfunding. Nel maggio 2014 si contavano 54 piattaforme, di cui 41 attive e 13 in fase di lancio, con un incremento del 30% in soli sette mesi. I progetti ospitati sulle piattaforme italiane sono oltre 50 mila, di cui in media circa il 35% viene realmente finanziato. Il valore complessivo dei progetti finanziati supera i 30 milioni di euro.
Il Rapporto rimarca ancora come, nonostante le innegabili realizzazioni del secondo welfare, rimangono tuttavia alcune zone d’ombra, l’eterogeneità, la frammentazione, la diffusione a macchia di leopardo degli interventi, le forti disparità fra Nord e Sud, esacerbate dalla crisi.
Sono emerse anche nuove criticità rappresentate dagli ostacoli normativi contro cui si scontra l’attivismo del secondo welfare; la ancora troppo scarsa consapevolezza del suo potenziale quale motore di crescita; il modesto investimento sulla comunicazione.
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