Quella marittima è la prima vera assicurazione della quale si abbia documentazione: se ne ha un primo esempio a Venezia, nel 1225, ma solo col ‘300 si delinea l'assicurazione a scopo speculativo, ossia sistematicamente orientata al profitto di colui che presta la garanzia da un lato, e alla sicurezza dell’impresa commerciale dall’altro. Le crociate avevano sviluppato i traffici marittimi, che da allora sono in costante crescita. Se è vero che le tecniche costruttive e della navigazione sono enormemente progredite, è altrettanto vero che i rischi sono rimasti simili: il naufragio, l’avaria comune, l’incaglio, i trasbordi, la pirateria. Ciò aiuta a comprendere che il business innesca l’assicurazione, che poi lo affianca e sostiene.

Le prime polizze assicuravano le merci. Solo più tardi gli armatori trovarono copertura per i corpi. Questa distinzione caratterizza ancora il ramo traporti, mentre traccia indelebile dell’origine è conservata dalla denominazione internazionale “marine”, valida oggi anche per le movimentazioni stradali, aeree e intermodali.

La globalizzazione degli scambi ne ha accresciuto la complessità, sotto i profili sia giuridici (i termini di resa in primis), sia organizzativi. Oggi viaggiano merci deperibili, sensibili alla corrosione e alla temperatura, ma anche macchinari giganteschi che il venditore stesso si preoccuperà d’installare e merci sfuse pericolose e inquinanti; l’elenco merceologico non ha limiti, e l’assicuratore deve modellare la polizza tenendo conto di molte varianti e delle loro possibili combinazioni.

Spesso la piccola e media impresa affida la copertura allo spedizioniere, sostenendo costi assai più elevati in cambio di garanzie standard, che non di rado rendono problematica la gestione del sinistro. Il ramo trasporti è tra i più specialistici, e un broker esperto può apportare all’azienda benefici rilevanti e inattesi.

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