Il principio della responsabilità di chi cagiona un danno ingiusto e, quindi, l'obbligo di risarcirlo, ha conosciuto negli ultimi decenni una costante crescita in estensione (ambito delle responsabilità) e profondità (misura del danno) per il congiunto intervento del legislatore, spesso sovranazionale, e della magistratura. Ciò è vero, in particolare, con riguardo alle società.
Esemplare il percorso della responsabilità derivante dall’immissione sul mercato di prodotti difettosi. La direttiva comunitaria del 1985, recepita nel nostro ordinamento già tre anni dopo, stravolge il quadro tradizionale sia recependo definizioni che travalicano il progressivo affinamento dottrinale e giurisprudenziale, sia introducendo forme di responsabilità oggettiva. Nel tempo, il legislatore è tornato più volte sul tema, direttamente e non, allargando il perimetro e aumentando gli obblighi in materia di sicurezza. La globalizzazione, in parallelo, ha imposto alle aziende conoscenze giuridiche molto più ampie che in passato, imponendo la massima cautela prima di organizzare la commercializzazione dei prodotti in Paesi che, sul tema, hanno sviluppato soluzioni giuridiche diverse.
Negli ultimi anni analoga rivoluzione ha riguardato il rischio d’inquinamento, ormai superato dalla ben più ampia nozione di danno ambientale e da obblighi del travalicano il ristoro puramente economico.
Continua è stata poi l’evoluzione in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, malattie professionali, privacy, mobbing, rischi informatici e molte sottospecie legate alla modernità. Sulla maggior parte di queste aree - facilmente riconducibili agli obbligatori modelli di organizzazione, gestione e controllo - si proietta l’ombra assai temibile della responsabilità amministrativa delle società.
Non è davvero improprio affermare che la costruzione di un piano di copertura aziendale, come d’altronde molte scelte organizzative e di processo, deve ormai partire dall’analisi e dal costante monitoraggio delle responsabilità generali e specifiche dell’attività.

FOCUS: RC PRODOTTI - IL "RECALL"

L’assicurazione dei costi per il richiamo dei prodotti difettosi, tipicamente esclusi dalla polizza per la responsabilità civile prodotti, si sta diffondendo sotto la spinta della forte richiesta da parte dell’industria alimentare.
Il richiamo è una scelta drammatica: solitamente è già accaduto qualcosa e le indagini successive – spesso frenetiche e riservate – attestano che il caso potrebbe ripetersi. L’intervento, a questo punto, dev’essere rapido e determinato: se efficace, da un lato eviterà ulteriori responsabilità e risarcimenti, dall’altro mostrerà al mercato la capacità e volontà di reazione del produttore.
La product recall può coprire i costi di notifica, spedizione, smaltimento, riparazione, sostituzione e rimborso di un prodotto ritirato dal mercato, ma anche eventuali spese di stoccaggio temporaneo o di personale extra legate alle operazioni di richiamo e il mancato profitto, immediato e differito (perdita di produzione e di quote di mercato, spese per la riabilitazione del marchio e più in generale tutto ciò che discende dal danno reputazionale, come i costi per riacquistare spazio sugli scaffali delle catene GDO).
A livello internazionale, più della metà dei premi sottoscritti si riferisce all’industria alimentare, ma questa quota sta calando per l’impulso generato dalle componenti automobilistiche e dai beni di largo consumo (il primo grande ritiro riguardò all’inizio degli anni ’80 un banale analgesico, mentre è del 2014 il richiamo di oltre 4 milioni di lampade per bambini da parte di Ikea).
A frenare la diffusione della copertura concorrono il suo costo e la fiducia che le imprese nutrono verso i propri sistemi di controllo interni, che invece sono spesso insufficienti (basti pensare allo scandalo scoppiato nel 2013 per la carne di cavallo non dichiarata negli alimenti di grandi marchi, tra cui Findus e Nestlè, con pesante coinvolgimento dei loro fornitori).
Dal punto di vista dell’offerta, il mercato del product recall è ancora appannaggio di poche compagnie in grado di analizzare i rischi, sottoscrivere gli elevati massimali necessari e assistere il cliente nelle molteplici attività che compongono un’operazione di richiamo, che ha costi altissimi e richiede competenze sofisticate ed estremamente composite.
 

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